La multa di AGCOM a Google Ireland approda ora davanti ai giudici europei. La Corte Europea è stata chiamata a pronunciarsi sullo scontro che da mesi vede contrapposti l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni italiana e il colosso digitale, in relazione alla presunta violazione del Decreto Dignità.
L’inizio della disputa
Secondo AGCOM, Google avrebbe agevolato la diffusione su YouTube di contenuti pubblicitari monetizzati relativi al gioco d’azzardo pubblicati da creator partner. L’Autorità sostiene che i video contestati, presentati come tutorial o come contenuti di puro intrattenimento, avessero di fatto una finalità promozionale.
A seguito della sanzione, Google ha replicato sostenendo di non poter essere ritenuta responsabile dei contenuti pubblicati dai content creator su YouTube, in quanto piattaforma con ruolo di “hosting passivo”.
Cosa viene chiesto alla Corte Europea
Il caso è stato portato di fronte alla Corte di Giustizia dell’UE dopo il ricorso presentato da Google. Il quesito rimesso ai giudici riguarda l’applicabilità, in questo specifico contesto, del regime di responsabilità limitata sancito dalla Direttiva 2000/31/CE sull’e-commerce.
In particolare, viene chiesto se piattaforme come Google o YouTube possano essere considerate estranee alla responsabilità per i contenuti caricati da soggetti terzi che intrattengono con esse rapporti commerciali, ad esempio attraverso programmi di partnership e condivisione dei ricavi.
La posizione dell’AGCOM
Per AGCOM, l’esistenza di un accordo commerciale con i creator, la percezione di una quota dei proventi pubblicitari e la promozione automatizzata dei contenuti rendono Google un soggetto attivo nella diffusione di messaggi riconducibili al gioco d’azzardo.
Al centro della contestazione figurano i contenuti di un creator che utilizzava cinque canali YouTube per pubblicare quotidianamente video promozionali, invitando gli utenti a utilizzare piattaforme di gioco online.
Possibili conseguenze della sentenza
Una decisione favorevole alla tesi di AGCOM potrebbe andare oltre il caso italiano e incidere sull’intero ecosistema digitale europeo. Piattaforme come YouTube potrebbero essere considerate responsabili dei contenuti e della pubblicità diffusa da content creator terzi anche in assenza di un loro intervento diretto nel caricamento.
Ciò potrebbe portare i grandi operatori del web a rivedere i modelli di partnership basati sul revenue sharing, nel tentativo di ridurre l’esposizione a future sanzioni relative alla pubblicazione di contenuti promozionali legati a settori regolamentati o vietati, come il gioco d’azzardo in Italia.
Una simile pronuncia potrebbe inoltre incoraggiare altri Stati membri a rafforzare le proprie regole in materia di pubblicità online, estendendo le restrizioni anche alle piattaforme internazionali che ospitano e monetizzano contenuti generati dagli utenti.