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La FIGC riaccende il dibattito: serve quota dei proventi delle scommesse per sostenere il sistema

Stefania Di Carlo
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FIGC chiede: "parte dei proventi del betting al calcio"

Si riaccenda ancora una volta il dibattito tra l’industria del betting e il mondo del calcio. Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, chiede al governo di intervenire destinando una quota fissa dei proventi generati dal betting al calcio con l’obiettivo di sostenere club, infrastrutture e vivai giovanili.

 «Le scommesse muovono 16 miliardi, ma al sistema calcio non torna nulla»

Il calcio è lo sport che genera più introiti per il mercato delle scommesse in Italia. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato, la raccolta legata alle bet sul calcio ha superato i 16 miliardi, con un gettito erariale da record pari a 401,6 milioni di euro.

Per la FIGC, l’introduzione di una quota destinata alla Federazione sarebbe ormai necessaria, soprattutto alla luce delle difficoltà economiche che pesano sui club. Le esigenze più urgenti riguardano, in particolare, leghe minori, settori giovanili e infrastrutture, che secondo Gravina si trovano in una situazione di estrema crisi.

I limiti del Decreto Dignità alle sponsorizzazioni

A complicare ulteriormente la situazione c’è il Decreto Dignità che, in vigore dal 2019, vieta qualsiasi forma di pubblicità o sponsorizzazione collegata al gioco d’azzardo. Un provvedimento che, sottolineano diversi membri della FIGC, ha impattato drasticamente le possibilità di guadagno di squadre e leghe, ma non ha però frenato l’espansione del settore delle scommesse.

Negli ultimi mesi, la questione è tornata sul tavolo del governo. Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha riaperto la discussione e non esclude una revisione complessiva del sistema, che potrebbe comprendere sia una riconsiderazione del divieto sia una ridefinizione della distribuzione dei proventi del betting. Resta comunque centrale, ha sottolineato il ministro, costruire una normativa che garantisca prevenzione e tutela dei giocatori.

Mentre il calcio spera, piovono critiche dagli altri sport

Le prime reazioni non si sono fatte attendere. Infatti, alcune federazioni, tra cui quelle di basket e volley, hanno già contestato l’idea di destinare una quota esclusivamente al calcio, ritenendo che si andrebbe così a penalizzare altre discipline, non considerando i flussi non trascurabili da esse generate né le difficoltà economiche che affrontano.

Per questo, è stata proposta l’idea di istituire un modello di redistribuzione dei proventi più ampio che non vada ad avvantaggiare un’unica categoria, bensì tutto il settore sportivo.

Uno sguardo al contesto economico

Il rapporto presentato disegna un quadro molto chiaro, non solo dei guadagni del settore scommesse, ma dell’indotto del calcio in sé, considerando diritti TV, spese dei tifosi, media ed eventi, contribuendo in maniera significativa al PIL nazionale.

Stando a questi dati, Gravina ribadisce: «Non chiediamo qualcosa che non ci spetta, è un diritto sacrosanto».

Stefania Di Carlo
Stefania Di Carlo

Stefania è una scrittrice e giornalista sportiva con 15 anni di esperienza nel settore dell'informazione e della comunicazione. Si è occupata di diversi argomenti, dalle cronache sportive alle recensioni di prodotti legati al mondo del gaming online, fino alle tematiche relative al mondo hi-tech.

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