Il legame tra il grasso viscerale e l'Alzheimer: una nuova prospettiva per la prevenzione

La malattia di Alzheimer rappresenta una delle sfide più gravi per la salute pubblica, con milioni di persone colpite in tutto il mondo. Recentemente, un gruppo di ricercatori del Mallinckrodt Institute of Radiology della Washington University School of Medicine ha presentato uno studio che mette in luce un legame preoccupante tra il grasso viscerale, accumulato nella mezza età, e l'accumulo di proteine anomale nel cervello, segno distintivo dell'Alzheimer. (QUOTIDIANO NAZIONALE)

Se ne è parlato anche su altre testate

1. Zuccheri e Dolci Il grasso viscerale è il grasso accumulato attorno agli organi interni nella cavità addominale. Per ridurlo, è fondamentale evitare determinati alimenti che favoriscono l’accumulo di grasso e compromettono il metabolismo. (Microbiologia Italia)

Il legame tra grasso e cervello era già noto ma adesso si è scoperto un tassello in più verso il terribile morbo di Alzheimer così da poter mettere in campo, nel prossimo futuro, nuove e più importanti misure di prevenzione: chi presenta una maggiore quantità di grasso viscerale è più esposto a questa malattia. (il Giornale)

Quando cresce la percentuale di grasso corporeo viscerale aumenta anche la presenza di proteine anomale nel cervello che possono preludere alla malattia di Alzheimer. A sostenerlo una ricerca appena presentata al congresso della Radiological Society of North America. (la Repubblica)

Demenza, il rischio può essere previsto fino a 20 anni prima del manifestarsi dei primi sintomi

A sottolinearlo è uno studio presentato al meeting annuale della Radiological Society of North America che aggiunge un tassello in più al lavoro discusso un anno fa nel corso dello stesso congresso. (Corriere della Sera)

Un recente studio condotto su persone tra i 40 e i 60 anni ha rivelato che maggiori concentrazioni di grasso viscerale possono essere il segnale di un rischio più alto di sviluppare la malattia di Alzheimer (Fanpage.it)

Secondo un rapporto della RAND Corporation, abilità cognitive, salute fisica e limitazioni funzionali possono fornire segnali precisi sul rischio di sviluppare la malattia fino a 20 anni prima che si manifestino i primi sintomi. (Tiscali Notizie)