Meloni, il Manifesto di Ventotene e il trolling di governo

Min lettura Volendo trattare la condizione dello Stato di diritto in Italia, oltre a prendere le dovute misure è utile anche valutare il livello delle conversazioni sul tema. Un po’ come se attorno al paziente-Italia, tra un’analisi e l’altra, valutassimo le discussioni dei medici, per capire se hanno il polso della situazione. Solo entro quest’ottica è possibile inquadrare episodi come quello di ieri in Parlamento, che ha visto la Presidente del Consiglio attaccare il Manifesto di Ventotene, considerato storicamente come uno dei testi fondativi della futura Unione Europea, e bollato da Meloni al grido di “non è la mia Europa”. (Valigia Blu)
Su altri giornali
Nel momento in cui si distribuisce quel testo, che messaggio voleva dare la sinistra? Sono rimasta sconvolta dalla reazione che ho visto ieri in aula, con parlamentari della Repubblica che sono arrivati sotto i banchi del governo con insulti e ingiurie. (ilmessaggero.it)
La sceneggiata alla Camera su Ventotene per Angelo Bonelli prosegue anche in tv, ospite di David Parenzo a L'aria che tira su La7. (Liberoquotidiano.it)
Fabio Masi è il titolare della storica 'Ultima Spiaggia', luogo di incontro di una comunità che si nutre di libri, della cultura e della storia che lega quel territorio all'Europa (Adnkronos)

La premier a Bruxelles: "La proposta di cessate il fuoco mette la palla ne campo russo" (LAPRESSE)
Per questo il ripudio in toto della premier Giorgia Meloni del Manifesto è inaccettabile, non solo perché, come ha scritto Antonio Carioti sul Corriere della Sera, la sua interpretazione sovranista «è frutto di una lettura smozzicata» ma anche perché il responsabile di un’istituzione come il governo non può rinnegare uno dei documenti che hanno portato all’Unione europea, di cui lo Stato italiano è uno dei membri fondatori. (L'Eco di Bergamo)
Non è stato condiviso dai padri fondatori dell’Europa unita», dice Lorenzo Castellani, storico e politologo della Luiss Guido Carli, «Adenauer, Schuman, Monnet e De Gasperi non avrebbero mai sottoscritto la nazionalizzazione delle imprese, le limitazioni alla proprietà privata, e neppure la rivoluzione come strumento per il superamento degli stati nazionali. (Italia Oggi)