Spira aria di crisi sul comparto dell’automotive, esperti a confronto a Cuneo
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Non c’è pace per l’automotive. Dopo un anno drammatico nel settore automobilistico, le previsioni per il 2025 non promettono nulla di meglio. Sia in Europa che in Italia, dove continua a tirare aria di profonda crisi, causata da una «tempesta perfetta» nel difficile processo di transizione verso i veicoli elettrici. Si vendono ancora molto poco, perché costosi e poco interessanti per i consumatori europei. (La Stampa)
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Il parco auto più vecchio d’Europa, la riduzione dei chilometri percorsi dai veicoli, la lentezza del processo di transizione energetica verso l’elettrico. «Sull’onda della crisi, il consumatore acquista sempre meno nuovi mezzi e mantiene quello che ha a disposizione, allungandone la vita - così Michele Quaglia, vicepresidente di Confartigianato Cuneo e consigliere nazionale categoria Meccatronici -. (La Stampa)
Il giorno prima dell’annuncio da parte di Donald Trump di voler applicare dazi del 25% su tutte le automobili importate, la capitalizzazione dei cinque grandi costruttori europei (Volkswagen, Stellantis, Mercedes, Bmw e Renault), era pari a circa 200 miliardi di dollari: meno di un quarto del valore che gli stessi mercati fissavano per Tesla. (ilmessaggero.it)
È un settore trainante dell’economia piemontese ma, ultimamente, tira aria di crisi nell’automotive, che sta vivendo una fase delicata, di grande complessità che impatta profonda mente sull’intera filiera metalmeccanica. (La Stampa)
Non c’è pace per l’automotive. Dopo un anno drammatico nel settore automobilistico, le previsioni per il 2025 non promettono nulla di meglio. Sia in Europa che in Italia, dove continua a tirare aria di profonda crisi, causata da una «tempesta perfetta» nel difficile processo di transizione verso i veicoli elettrici. (La Stampa)
Marketing e public company. Sono i due temi che emergono dal disastro in cui s'è infilata l'industria automobilistica europea da quando circa dieci anni fa ha iniziato a progettare la dismissione dei motori a combustione per virare verso l'elettrificazione, pur essendo leader mondiale sui motori benzina e diesel e nonostante fosse alle viste la competizione con i cinesi. (il Giornale)
Dopo esserci giocati l’industria dei computer (sono passati 25 anni da quando l’Olivetti, allora di proprietà di Carlo De Benedetti, abbandonò la produzione dei pc) e quella del bianco (la Candy, prima azienda a fabbricare lavatrici in Italia e ultima a passare la mano, da cinque anni è cinese), stiamo per perdere anche quella automobilistica. (Panorama)