Il Giappone cerca contromisure dopo l’annuncio dei dazi di Trump, mentre le borse tremano
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La Borsa di Tokyo ha aperto in netto rosso, con il settore automobilistico sotto pressione dopo l’ultima mossa di Donald Trump, che ha confermato l’intenzione di imporre dazi del 25% sulle auto importate negli Stati Uniti. Una decisione che rischia di stravolgere gli equilibri del mercato, penalizzando in modo particolare i colossi nipponici, già alle prese con una fase di incertezza legata alla transizione verso l’elettrico.
Toyota, Honda e Nissan, pilastri dell’industria giapponese, hanno registrato cali vicini al 3%, trascinando con sé l’indice Nikkei in una giornata segnata da timori speculativi. Se da un lato il governo di Tokyo sta valutando possibili ritorsioni commerciali, dall’altro le aziende si trovano costrette a ricalcolare i margini di profitto, considerando che il mercato statunitense rappresenta una fetta cruciale dei loro ricavi.
Non solo il Giappone, però, potrebbe subire contraccolpi pesanti. Stellantis, secondo un’analisi di una grande banca d’investimento, vedrebbe i profitti del 2025 crollare fino al 75% a causa delle nuove tariffe. Il gruppo, che attualmente produce gran parte dei veicoli destinati agli USA in stabilimenti fuori dal territorio statunitense, si troverebbe esposto a rischi finanziari significativi, in un contesto già reso instabile dalle tensioni geopolitiche e dalle incertezze normative.
Trump, dal canto suo, non sembra intenzionato a fare marcia indietro. Durante un’intervista alla Nbc News, ha ribadito con toni provocatori la sua posizione: "Non potrebbe importarmi di meno se i prezzi salgono, perché così la gente comprerà auto americane". Una dichiarazione che, al di là delle intenzioni protezionistiche, rischia di innescare una spirale di ritorsioni, con conseguenze imprevedibili per un’industria già alle prese con sfide epocali, dalla riconversione green alla crisi delle materie prime.