Putin propone Kiev sotto controllo Onu, ma Washington respinge
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Vladimir Putin ha delineato una possibile soluzione per l’Ucraina che esclude fin dall’inizio Volodymyr Zelensky, il cui governo – secondo il Cremlino – non sarebbe legittimo. In un discorso che mescola realpolitik e ambizioni egemoniche, il presidente russo ha avanzato l’ipotesi di un’amministrazione transitoria sotto l’egida delle Nazioni Unite, sostenuta da Stati Uniti, Europa e «partner amici», con l’obiettivo di indire elezioni e siglare un accordo di pace con le nuove autorità. Una prospettiva che, sebbene presentata come neutrale, ricalca di fatto la volontà di Mosca di ridurre Kiev a uno Stato satellite, simile alla Bielorussia, privato di sovranità in politica estera e militare.
La risposta americana non si è fatta attendere. Nonostante l’amministrazione Biden abbia mostrato in precedenza aperture verso compromessi negoziali, questa volta ha respinto senza mezzi termini la proposta, ribadendo che qualsiasi trattativa deve presupporre il cessate il fuoco e il rispetto dell’integrità territoriale ucraina. Una presa di posizione che segna una netta divergenza rispetto alle recenti mosse diplomatiche, spesso accusate di eccessiva acquiescenza verso Mosca.
Intanto, Donald Trump – in piena campagna elettorale – ha lanciato un’iniziativa sulle terre rare, risorse cruciali per l’industria tecnologica e militare, cercando di ridurre la dipendenza strategica dalla Cina. Un tema che, seppur distante dalla crisi ucraina, riflette la priorità americana di contrastare l’influenza degli avversari geopolitici.