Le Pagelle Di Frosinone - Sampdoria: un crollo che riaccende Il dibattito sulla panchina
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La partita tra Sampdoria e Frosinone, conclusasi con un netto 0-3 a Marassi, ha riportato alla luce tutte le fragilità di una squadra che, ormai da mesi, sembra incapace di invertire la rotta. Tra i pochi a salvarsi dall’umiliazione collettiva, il portiere Cerofolini, che nonostante un grave errore – un intervento avventato sul quale l’arbitro non ha esitato a concedere il rigore – ha poi riscattato la propria serata parando il tiro dagli undici metri e compiendo almeno altre due decisive parate. Un’uscita a dir poco discutibile, la sua, che però non ha inficiato del tutto una prestazione altrimenti solida, tanto da valergli un 7,5.
Sul fronte difensivo, Oyono A. ha mostrato qualche incertezza nella gestione dell’azione che ha portato al penalty, ma per il resto ha tenuto con disciplina, meritando un 7. Peccato che i singoli slanci non siano bastati a evitare un risultato che, oltre a pesare in classifica, ha scatenato nuove polemiche sulla gestione tecnica.
La Sampdoria, infatti, è ormai sprofondata in piena zona retrocessione, con il rischio concreto di finire in Serie C, un esito che fino a poco tempo fa sembrava impensabile per una squadra dal passato glorioso. E se ieri sera, al termine della partita, il direttore sportivo Pietro Accardi e l’allenatore Leonardo Semplici hanno cercato di placare gli animi confermando la fiducia nel tecnico, le voci di un possibile ritorno di Andrea Pirlo – già sulla panchina doriana nella stagione precedente – hanno iniziato a circolare con insistenza.
Non è la prima volta, del resto, che la società si trova a valutare un cambio in panchina in corso d’opera: dopo l’esonero di Pirlo e quello di Sottil, ora tocca a Semplici, il cui lavoro è sempre più in bilico. "Provo vergogna", ha ammesso Accardi in conferenza stampa, riconoscendo le responsabilità di tutta la squadra. E se da un lato ha difeso l’atteggiamento del gruppo – "le prestazioni ci sono state quasi sempre" – dall’altro ha lasciato intendere che la pazienza non è infinita.