Elkann incontra Trump: flessibilità sulle emissioni, ma i dazi restano
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WASHINGTON – Se i dazi del 25% sulle auto importate negli Stati Uniti – previsti dal 3 aprile – non sono stati messi in discussione, diverso è stato l’approccio riguardo alle normative ambientali, che potrebbero essere riviste in senso meno restrittivo. È quanto emerso dall’incontro tra il presidente americano Donald Trump e John Elkann, numero uno di Stellantis, svoltosi alla Casa Bianca nella notte tra il 31 marzo e il primo aprile. Al centro del colloquio, il secondo tra i due, la competitività del settore automobilistico nordamericano, mercato cruciale per il gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA.
Trump, che già in passato aveva annunciato l’intenzione di rivedere gli standard imposti dall’EPA sulle emissioni di CO₂, ha ribadito la volontà di alleggerire i vincoli per l’industria. Una mossa che, se da un lato solleva le preoccupazioni degli ambientalisti, dall’altro potrebbe favorire gli investimenti delle case automobilistiche, comprese quelle europee con stabilimenti oltreoceano. Stellantis, che attraverso Chrysler fa parte delle cosiddette "Big Three" statunitensi, ha dunque un interesse diretto nella questione, sebbene Elkann non abbia ottenuto concessioni sul fronte delle tariffe doganali.
L’assenza di un dialogo sui dazi – confermata dalle agenzie – non sorprende, considerata la linea dura mantenuta dall’amministrazione Trump in materia di protezionismo industriale. Le misure, che colpiscono in particolare i veicoli provenienti dall’Europa, erano state annunciate già da tempo e non sembrano suscettibili di deroghe, nonostante le pressioni delle aziende colpite. Resta invece da valutare l’impatto concreto di un eventuale allentamento delle norme antinquinamento, che potrebbe aprire a margini di manovra più ampi per i produttori.