Le assaggiatrici di Silvio Soldini, bocconcino cinematografico un po’ avvelenato

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L’ho visto ma non l’ho sentito. Le assaggiatrici di Silvio Soldini sarà ricordato come il film dove per un’analisi critica utilizzare il concetto di “autore”, comunque la pensiate, non serve granché. Già, perché Le assaggiatrici si può vagamente, pardon, gustare solo se si esce dal paradigma esclusivo che ha investito la critica cinematografica dai Cahiers in avanti. Inutile cercare fili, poetiche, incastri con ciò che Soldini ha girato fino a qualche anno fa (Soldini è quello di un capolavoro romantico surreale e, mi si permetta, immortale, come Pane e tulipani). (Il Fatto Quotidiano)

Se ne è parlato anche su altri giornali

E non è un'avvertenza da poco. La decina di donne che durante la Seconda Guerra Mondiale, nelle campagne tedesche attorno alla Tana del Lupo, il rifugio di Hitler, scelte per assaggiare i cibi destinati al Führer per il timore che fossero avvelenati è vera. (Corriere della Sera)

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Il film diretto da Silvio Soldini è ambientato nell’autunno del 1943 e racconta la storia di Rosa, una ragazza in fuga da Berlino. Un biglietto per il cinema in omaggio ai primi dieci lettori che, questa sera, consegneranno questa pagina alla cassa della multisala Astoria a partire dalle 18. (il Resto del Carlino)

Silvio Soldini torna al cinema con Le assaggiatrici (nei cinema). Il regista milanese (L'aria serena dell'Ovest, Un'anima divisa in due, Pane e tulipani, Giorni e nuvole), 4 anni dopo 3/19, racconta una storia vera, ispirata dal libro omonimo di Rosella Postorino (Feltrinelli). (Style - Moda Uomo del Corriere della Sera)

ROMA – Dal libro al film, un viaggio all’indietro nel tempo nella Germania nazista partendo dal romanzo firmato da Rosella Postorino (edito da Feltrinelli) e ispirato alla vera storia di Margot Wölk. (The Hot Corn Italy)

Per gli attori, un j'accuse contro la guerra «che ci toglie tutto», contro l'indifferenza che può essere letale e «la mascolinità tossica incarnata dal nazismo». Per Silvio Soldini, «una grande storia di amore e di morte che lancia un allarme potente e quanto mai attuale: attenzione ai dittatori». (Corriere della Sera)