Kursk, o del doppio fallimento ucraino

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Contropiano ESTERI

Mentre l’operazione Kursk volge al suo triste fallimento (i russi avevano prorogato a lunedì 17 marzo, h 06:00 ora di Mosca, l’ultimatum per la resa delle forze ucraine), se ne può fare un bilancio sia in termini militari che, ancor più importante, in termini politici. Perché ovviamente – e rivendicatamente – lo scopo è sempre stato politico. Sotto il profilo militare, è sin troppo ovvio che è stato un disastro: decine di migliaia di morti e feriti, centinaia di mezzi perduti, e non solo l’obiettivo operativo (distrarre truppe russe dal fronte del Donbass) è stato completamente mancato, ma è avvenuto esattamente il contrario, poiché l’operazione ha richiesto l’impiego di considerevoli risorse ucraine, sottratte alla difesa delle linee sul fronte di Donetsk e di Zaporizhzhie. (Contropiano)

Su altri giornali

PUBBLICITÀ I soldati ucraini a Kursk hanno perso terreno negli ultimi giorni, ma non sono stati accerchiati dalle forze russe, nonostante le recenti affermazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del suo omologo russo, Vladimir Putin. (Euronews Italiano)

Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che le sue truppe stanno “completando la disfatta” delle forze ucraine nella regione di Kursk. Nell’agosto dello scorso anno, l’esercito di Kiev ha stupito la Russia attaccando oltre il confine e prendendo il controllo di circa 1.300 chilometri quadrati di territorio. (LAPRESSE)

La Russia di Vladimir Putin avanzerebbe in maniera decisa nella regione di Kursk. «I nostri soldati hanno recentemente effettuato una serie di operazioni rapide, audaci ed efficaci e stanno completando la disfatta delle forze nemiche nella regione», ha affermato il l Cremlino in una dichiarazione ufficiale. (ilmessaggero.it)