Ue cerca 250 miliardi per proteggere Kiev dopo lo scontro nello Studio Ovale

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ESTERI

Lo scontro avvenuto nello Studio Ovale tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il presidente statunitense Donald Trump e il suo vice James David Vance ha segnato un punto di svolta nelle relazioni transatlantiche, lasciando l’Unione europea di fronte a una realtà che, seppur anticipata, ha generato un profondo senso di solitudine e disorientamento. Quello che Bruxelles aveva intuito nei mesi scorsi, ovvero un progressivo disimpegno americano dalla questione ucraina, si è materializzato in modo netto, costringendo l’Europa a riflettere sul proprio ruolo e sulle proprie capacità di agire in autonomia.

L’incontro, che ha visto Zelensky chiedere un sostegno concreto per contrastare l’avanzata russa, si è trasformato in uno scontro diplomatico, con Trump e Vance che hanno espresso posizioni distanti dalle attese europee. Secondo fonti vicine ai colloqui, il presidente americano avrebbe ribadito la necessità di un riavvicinamento a Mosca, ipotizzando un’alleanza che ridisegnerebbe gli equilibri geopolitici globali. Una mossa che, come sottolineato dall’ambasciatore Michele Valensise, presidente dell’Istituto affari internazionali ed ex segretario generale della Farnesina, rischia di lasciare l’Ue in una posizione di fragilità.

“L’Europa ha un peso non trascurabile, ma deve essere coesa”, ha dichiarato Valensise, evidenziando come la frammentazione interna tra gli Stati membri rappresenti un ostacolo alla definizione di una strategia comune. La richiesta di 250 miliardi di euro per sostenere Kiev, avanzata da Bruxelles, è solo il primo passo di un percorso che richiederà non solo risorse economiche, ma anche una visione politica chiara e condivisa.

Stefano Silvestri, già presidente dello Iai, ha osservato come dietro le mosse di Trump ci sia una logica precisa: “C’è del metodo nella follia di Trump. Vuole creare un asse con Putin per indebolire l’alleanza tra Mosca e Pechino, spingendo la Russia a riavvicinarsi a Bruxelles”. Una strategia che, se da un lato potrebbe aprire nuovi scenari di dialogo, dall’altro rischia di marginalizzare ulteriormente l’Ue, costretta a fare i conti con una crescente instabilità ai propri confini.

Thierry Breton, ex vicepresidente della Commissione europea, ha sottolineato l’importanza di agire con determinazione: “Noi europei dobbiamo continuare a sostenere l’Ucraina, mettendola nella migliore posizione possibile per i prossimi negoziati. Allo stesso tempo, è fondamentale mantenere un dialogo costante con gli americani, anche se le loro posizioni appaiono distanti”. Breton ha inoltre evidenziato la necessità di ampliare la difesa europea oltre i 27 Stati membri, un tema che potrebbe diventare centrale nei prossimi mesi.

Il nodo principale rimane la capacità dell’Ue di assumere un ruolo guida in uno scenario internazionale sempre più complesso. La richiesta di fondi per Kiev, seppur significativa, rappresenta solo una parte della risposta necessaria. Senza una coesione politica e una strategia di lungo periodo, il rischio è che l’Europa si trovi a gestire non solo la crisi ucraina, ma anche le conseguenze di un ridisegno degli equilibri globali che potrebbe marginalizzarla ulteriormente.