Accise su diesel e benzina: il riordino approvato dal governo





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Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo al riordino delle accise su diesel e benzina, una misura che, sebbene circolasse da tempo come ipotesi, è ora realtà. L’obiettivo è duplice: da un lato, rispettare gli impegni presi con Bruxelles nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), dall’altro, destinare le risorse aggiuntive al potenziamento del trasporto pubblico locale. Una scelta che, inevitabilmente, si rifletterà sui prezzi alla pompa, modificando il costo finale di ogni rifornimento.
La parola chiave è “riallineamento”, un termine che evoca una certa eleganza tecnica ma che, in sostanza, nasconde una redistribuzione degli oneri fiscali. Già nel 2019 si parlava di un taglio delle accise sui prodotti petroliferi, ma oggi si è optato per una soluzione diversa: aumentare l’accisa sul diesel e ridurre quella sulla benzina. Una mossa che, se da un lato potrebbe sembrare controintuitiva, trova la sua ragion d’essere nel contesto italiano, dove il consumo di gasolio supera ampiamente quello della benzina. Di conseguenza, lo Stato incasserà più risorse, pur mantenendo un equilibrio tra i due carburanti.
L’accisa, com’è noto, è un’imposta fissa che grava sul prezzo finale dei carburanti. Attualmente, su un litro di benzina si pagano circa 0,728 euro di accisa, mentre sul diesel il valore è leggermente inferiore. Con il nuovo provvedimento, approvato il 13 marzo, questa differenza verrà ridotta, portando il gasolio a costare di più e la benzina a costare meno. Una scelta che, oltre a rispondere agli obblighi europei, punta a ridurre i sussidi ambientalmente dannosi, come previsto dal PNRR.
Il provvedimento non è una novità assoluta, ma rappresenta un adeguamento a una tendenza già in atto. Già ai tempi della lira, quando il valore della moneta italiana perdeva terreno rispetto al marco tedesco all’interno dello Sme (il Sistema monetario europeo che precedette l’euro), si parlava di “riallineamento” per indicare un aggiustamento necessario, seppur doloroso. Oggi, il termine torna utile per descrivere una misura che, pur non essendo indolore, si presenta come inevitabile.
Il governo Meloni, che aveva inserito questa modifica nel Piano strutturale di bilancio, ha mantenuto fede agli impegni presi. La decisione, tuttavia, non è priva di conseguenze. Se da un lato il minor costo della benzina potrebbe alleggerire il carico per alcuni automobilisti, dall’altro l’aumento del prezzo del diesel rischia di pesare su settori come quello dei trasporti e dell’agricoltura, che fanno ampio uso di questo carburante. Una sfida che il governo dovrà gestire con attenzione, bilanciando le esigenze economiche con quelle ambientali.