Taglio all’organico per Audi, 7.500 posti in meno ma senza licenziare e investendo per la conversione
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Altri esuberi in vista nel settore delle quattroruote. Il marchio Audi, controllato da Volkswagen, ha annunciato un taglio di 7.500 posti di lavoro da qui al 2029 negli stabilimenti tedeschi. L’azienda punta a non ricorrere a licenziamenti tout-court ma su uscite naturali o volontarie. La misura, concordata nell’ambito di un accordo con il sindacato, ha l’obiettivo di mantenere i siti produttivi e di evitare i licenziamenti fino al 2033, risparmiando così circa un miliardo l’anno. (Il Fatto Quotidiano)
La notizia riportata su altre testate
Entro il 2029 Audi taglierà 7.500 posti di lavoro in Germania. Si tratta di una riduzione dei costi che la società condivide con altre realtà del gruppo Volkswagen. La società automobilistica tedesca – che controlla anche Skoda, Lamborghini e Seat – affronta da tempo una crisi profonda e la spending review sull’organico è una delle voci più evidenti di questa situazione: nei prossimi anni l’intero Gruppo punta a ridurlo di 50mila persone. (StartupItalia)
Tuttavia, ora un’indiscrezione getta un’ombra ancora più cupa sull’avvenire del gruppo fondato quasi un secolo fa da Ferdinand Porsche. A dicembre era stata Volkswagen a fare da apripista nell’ondata di ristrutturazioni, strappando ai sindacati un’intesa su 35mila esuberi in tutto il gruppo. (Calcio e Finanza)

A dicembre era stata Volkswagen a fare da apripista nell’ondata di ristrutturazioni, strappando ai sindacati un’intesa su 35mila esuberi in tutto il gruppo. BERLINO – Tira una brutta aria dalle parti dell’industria dell’auto tedesca: ieri Audi ha annunciato che cancellerà 7.500 posti di lavoro entro il 2029. (la Repubblica)
Il piano di tagli di Audi (parte del gruppo Volkswagen) riguarderà i posti di lavoro in Germania e consentirà di risparmiare oltre 1 miliardo di euro all'anno nel medio termine, in un momento in cui l'industria automobilistica del Paese lotta contro il rallentamento della domanda di veicoli elettrici e la crescente concorrenza cinese. (Italia Oggi)