Meloni attacca l'Europa di Ventotene

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Corriere della Sera INTERNO

Bentrovati. Giorni intensi, forse decisivi, per capire da che parte sta andando il mondo. Il colloquio Trump-Putin, che non è stato risolutivo come si sperava, è stato seguito oggi dalla conversazione tra il presidente americano e Volodymyr Zelensky. Le bombe, intanto, continuano a cadere sull’Ucraina. Sul fronte interno, la premier Giorgia Meloni ha deciso di accendere una miccia polemica intervenendo alla Camera dei deputati nel dibattito in vista del Consiglio europeo, che comincia oggi. (Corriere della Sera)

Ne parlano anche altri giornali

Nei suoi due anni e mezzo alla guida del governo italiano, Giorgia Meloni era riuscita a limare il suo passato di giovane militante post-fascista ma anche, dialogando con Bruxelles, a eclissare le posizioni ultra-nazionaliste e anti-europeiste di quando era all’opposizione. (La Stampa)

Oppure – più probabile - alla tesi del format perfettamente voluto: tanto più è costretta al vincolo ester… Ci si potrebbe affidare alla spiegazione psicologica di un inconscio a fatica represso. (La Stampa)

Il colpo di teatro arriva alla fine, quando Meloni oltraggia il Manifesto di Ventotene, leggendo alcune frasi decontestualizzate che da tempo la destra fa girare sui social. “Quella di Ventotene non è la mia Europa”, chiude e poi se ne va, consapevole di aver creato un’indignazione enorme e un imbarazzo tra i liberali e i moderati della sua maggioranza, a cominciare da Forza Italia. (Radio Popolare)

Colorni: “Mio padre ucciso per difendere quell’ideale”

Crisi di nervi Al termine di una giornata incandescente la Camera approva la risoluzione di maggioranza, presentata dopo le comunicazioni della premier Meloni, in vista della riunione del Consiglio europeo che si apre domani. (Secolo d'Italia)

Il governo incassa un altro sì. Quello del 20 marzo è appuntamento a cui la premier arriverà dopo aver incassato appunto dalla propria maggioranza un voto compatto. (Liberoquotidiano.it)

Suo padre e Spinelli furono tra gli ideatori e firmatari del Manifesto di Ventotene: che effetto le ha fatto sentire la premier dire di non riconoscersi in uno dei testi fondativi dell’Unione europea? Renata Colorni, figlia del filosofo antifascista Eugenio Colorni, ucciso nel 1944, e cresciuta da Altiero Spinelli, secondo marito della madre, ha da poco finito di ascoltare «indignata» le parole della premier pronunciate in Aula alla Camera e non esita a dire che «Giorgia Meloni non solo rinnega la memoria, ma la oltraggia anche». (la Repubblica)