Primo arresto italiano nell’inchiesta Huawei: in manette l’assistente di Martusciello

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Lucia Simeone, collaboratrice dell’europarlamentare di Forza Italia Fulvio Martusciello, è stata arrestata ieri a Caserta su mandato delle autorità giudiziarie belghe. L’ordine di arresto europeo, eseguito dalla Polizia di Stato, è stato emesso nell’ambito di un’inchiesta che vede al centro presunti reati di associazione a delinquere, riciclaggio e corruzione. La donna, che ricopre il ruolo di assistente del capodelegazione di Forza Italia a Bruxelles, è stata trasferita nel carcere di Secondigliano, dove sarà interrogata nelle prossime ore.

Le accuse, formulate dalla Procura federale belga, non sono ancora state specificate nei dettagli, ma sembrano legate a un più ampio scandalo che coinvolge lobbisti operanti per conto di Huawei. L’avvocato della Simeone, Antimo Giaccio, ha dichiarato che la sua assistita «era solo esecutrice di ordini», lasciando intendere che il suo ruolo potrebbe essere stato marginale rispetto a presunte dinamiche più complesse.

L’arresto della Simeone rappresenta il primo caso italiano collegato all’inchiesta europea su Huawei, che da mesi tiene sotto i riflettori il mondo della politica e delle lobby a Bruxelles. Fulvio Martusciello, pur non essendo al momento coinvolto direttamente nelle indagini, si trova ora al centro dell’attenzione mediatica, anche per il suo ruolo di rilievo all’interno del Partito Popolare Europeo.

La vicenda, che unisce aspetti giudiziari e politici, sembra destinata a riaccendere il dibattito sui rapporti tra istituzioni europee e grandi aziende tecnologiche, in un contesto in cui le regole sulla trasparenza e sulla lotta alla corruzione sono sempre più stringenti. Resta da vedere quali sviluppi giudiziari emergeranno dalle prossime fasi dell’inchiesta, che potrebbe portare a ulteriori indagini o arresti.