Immagini indelebili della pandemia, tra dolore e memoria collettiva
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Roma, 18 marzo – Smarrimento, paura, tristezza, dolore, solitudine. Sono queste le emozioni che hanno attraversato l’Italia durante i primi mesi della pandemia da Covid-19, un periodo in cui il Paese si è trovato a fronteggiare un nemico invisibile e sconosciuto. Le immagini delle ambulanze in corsa, dei mezzi militari che a Bergamo trasportavano le vittime, dei camion allestiti per il trasporto in alto biocontenimento, sono rimaste impresse nella memoria collettiva come simboli di un’epoca segnata dalla perdita e dall’incertezza.
La Lombardia, in particolare, è stata tra le regioni più colpite, con numeri che hanno superato ogni previsione. I bollettini, diffusi giorno e notte, raccontavano di ospedali al collasso, di treni presi d’assalto da chi cercava di fuggire dalle zone più critiche, e di bare accumulate in attesa di un funerale che, spesso, non poteva nemmeno essere celebrato. Un dolore che ha attraversato le case di migliaia di famiglie, lasciando ferite ancora aperte.
Proprio per ricordare quelle vittime, i vescovi delle dieci diocesi lombarde, riuniti a Mantova per la sessione primaverile, hanno proposto di istituire un momento di commemorazione. “Troppo profonde sono le ferite, troppo diffuse le lacrime che la pandemia ha lasciato”, hanno dichiarato, sottolineando l’importanza di non dimenticare. Una proposta che si inserisce nel solco della Giornata Nazionale in Memoria delle Vittime del Covid-19, istituita per il 18 marzo 2025, data che segnerà il quinto anniversario dall’inizio dell’emergenza.
A Bologna, intanto, la memoria si fa collettiva e partecipata. Domenica 16 marzo, in Piazza Maggiore, cittadini, parenti delle vittime, operatori sanitari, militari e volontari si sono ritrovati per un evento che ha visto la realizzazione di un’opera d’arte su tela, lunga oltre 100 metri. Un’iniziativa che non solo ricorda i nomi di chi non c’è più, ma celebra anche lo sforzo corale di chi, in quei mesi drammatici, ha lavorato senza sosta per sostenere il Paese.
Tra i momenti più simbolici di quel periodo, restano i canti dai balconi, gli applausi serali dedicati a medici e infermieri, e la figura di Papa Francesco, solo in una Piazza San Pietro deserta, a pregare per un mondo piegato dalla sofferenza. “Ne usciremo più forti”, “Andrà tutto bene”: frasi che, seppur cariche di speranza, non hanno potuto cancellare il peso di un lutto collettivo.