La minaccia dei dazi Usa tra vino, formaggi e salumi: il governo italiano tenta di placare le paure
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Nonostante i toni rassicuranti del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che alla vigilia del Vinitaly ha cercato di sminuire l’impatto delle nuove tariffe annunciate dagli Stati Uniti, il timore di una stretta commerciale sul made in Italy alimentare resta concreto. «Il primo problema non sono i dazi, ma la criminalizzazione del vino», ha dichiarato, cercando di spostare l’attenzione su un tema diverso, mentre le principali denominazioni e le associazioni di settore lanciano allarmi per il blocco degli ordini dal mercato americano.
Se il ministro invita a non drammatizzare – «Non siamo così terrorizzati come si tende a rappresentare» –, le cifre parlano chiaro: gli Stati Uniti sono un mercato cruciale per l’export italiano, e l’ipotesi di dazi fino al 200% rischia di colpire non solo il vino, ma anche formaggi e salumi Dop e Igp, settori già in fibrillazione. L’export caseario, che ha raggiunto livelli record, potrebbe subire un brusco arresto se Washington decidesse di alzare le barriere, mettendo in difficoltà produttori e stagionatori, che vedono minacciati anni di investimenti.
A confermare le preoccupazioni è anche Antonio Loddo, direttore dell’Isit, secondo cui le politiche protezionistiche americane rappresentano «una minaccia concreta» per i salumi italiani. «Il mercato Usa è strategico, e un’inversione di rotta comporterebbe instabilità per le aziende», ha sottolineato, evidenziando il rischio di una perdita di competitività proprio nel momento in cui il settore registrava una crescita costante.