Il futuro incerto della Siria a cento giorni dalla caduta del regime di Assad

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Valigia Blu ESTERI

Min lettura Sono passati i primi cento giorni dalla caduta del regime degli Assad. Un periodo relativamente breve se si confronta con la dittatura, durata oltre mezzo secolo, che ha visto il governo della Siria passare in eredità dal padre Hafiz al figlio Bashar. Cento giorni particolarmente densi di accadimenti. Si è passati dall’abbattimento delle statue e delle gigantografie di Hafez, Bashar, Maher e Basel al Assad all’affissione, su monumenti rimasti illesi dalle violenze, delle foto dei mafqudin, le persone scomparse forzatamente di cui non si hanno notizie, in alcuni casi, anche da oltre trent’anni. (Valigia Blu)

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Lungo la costa mediterranea della Siria, presso le province di Latakia e Tartus e le aree rurali di Hama e Homs, è in corso, dal 6 marzo, un vero pogrom. Al centro della strage ci sono le persone alawite. (Gariwo, la foresta dei Giusti)

La narrativa sulla cosiddetta transizione siriana, celebrata in determinati ambienti come il passaggio verso una nuova era democratica, si scontra con una realtà ben più cruda. L’idea che la caduta del regime di Bashar al-Assad avrebbe inevitabilmente portato a un miglioramento delle condizioni del paese non trova riscontro nei fatti. (Notizie Geopolitiche)

Dopo l’insurrezione guidata da gruppi armati fedeli ad Assad, avvenuta il 6 marzo, la Sicurezza nazionale siriana ha attaccato violentemente centinaia di civili; in pochi giorni sono stati uccise più di mille persone, secondo le stime dell’Osservatorio per i diritti umani, che da quasi 20 anni monitora e documenta le violazioni nel paese. (Piuculture)

Dopo aver conquistato Damasco e rovesciato il regime siriano di Assad nel dicembre 2024, le forze del gruppo terroristico Hayat Tahrir al-Sham (Hts) affiliato ad al-Qaeda hanno esortato i residenti della Valle dei cristiani a consegnare tutte le armi in loro possesso per autodifesa, affermando che i civili non sarebbero stati feriti. (L'Opinione)

Città del Vaticano A oltre tre mesi dalla caduta del regime siriano, sotto l’offensiva delle forze guidate da Hayat Tahrir al Sham (Hts), in Siria si continuano a consumare «atti violenza e di vendetta», «soprattutto nelle zone degli alawiti». (Vatican News - Italiano)

Nel documento, firmato dal vescovo Hanna, si legge: “Ci uniamo alla voce di ogni persona onesta e patriottica in questo Paese, sottolineando il nostro rifiuto di ogni forma di violenza, vendetta e rappresaglia basate su motivi settari e religiosi. (In Terris)