La filiera dell’automotive chiede la svolta a Bruxelles
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ROMA – Il 2025 è un anno cruciale per il futuro dell’auto in Europa. Un comparto che sta vivendo una crisi profonda e che non è tornato ai dati di immatricolazioni del 2019, pre-Covid, quando si arrivava a quasi 16 milioni di pezzi nel solo segmento vetture. Ora è stretto tra la minaccia dei dazi più volte evocata dal presidente degli Usa, Donald Trump, e dalla necessità della Cina di trovare nuovi sbocchi. (la Repubblica)
Se ne è parlato anche su altri giornali
L’industria automobilistica europea sta attraversando un cambiamento radicale. I produttori sono soggetti a una crescente pressione sui costi, sono alle prese con mercati di vendita fluttuanti e sono costretti ad affermarsi tra l’elettromobilità, le nuove normative ambientali e le mutevoli esigenze dei clienti. (Il Giornale delle PMI)
Il settore automobilistico è spesso al centro della cronaca, l’interesse del pubblico sul tema è sempre piuttosto elevato. (sbilanciamoci.info)
L’industria automobilistica sta affrontando una crisi senza precedenti, che non risparmia nemmeno i fornitori. Anche le aziende più affermate devono far fronte a ordini in calo, all’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia, oltre a un contesto industriale in continua evoluzione. (Autoappassionati.it)
I vertici di Porsche e Bmw hanno dichiarato lunedì che le loro vendite in Cina sono diminuite rispettivamente del 28 e del 13,4% nel 2024 rispetto all’anno precedente, con Porsche che ha attribuito la responsabilità del crollo alla «persistente situazione economica difficile» nel Paese asiatico. (Avvenire)
Ricapitoliamo: le auto elettriche non si vendono, principalmente perché costano troppo e perché non portano nessun vantaggio all’automobilista che le compra, anzi: solo rotture di palle scatole. (rollingsteel.it)
Sulla sicurezza energetica: serve su questo un’azione comune europea. (Energia Oltre)