Negli Usa di Trump la prima sentenza contro le eco-proteste: Greenpeace deve dare 660 milioni alla società petrolifera

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Il Fatto Quotidiano ESTERI

Una sentenza che pesa come un macigno sul futuro di Greenpeace negli Stati Uniti, che rischia la bancarotta. Una giuria della Contea di Morton, nel Nord Dakota, ha condannato la ong al pagamento di oltre 660 milioni di dollari. Il verdetto è stato emesso nell’ambito della causa intentata dalla compagnia Energy Transfer contro Greenpeace International, Greenpeace Usa e il braccio finanziario Greenpeace Fund Inc. (Il Fatto Quotidiano)

La notizia riportata su altri giornali

Una giuria del North Dakota ha ritenuto Greenpeace responsabile per oltre 666,9 milioni di dollari di danni in un caso intentato da un gestore di oleodotti statunitense che ha accusato il gruppo di aver orchestrato una campagna di violenza e diffamazione. (Il Sole 24 ORE)

Greenpeace dovrà pagare 667 milioni di dollari di danni per diffamazione all’azienda petrolifera Energy Transfer, che opera l’oleodotto «Dakota Access Pipeline». (Corriere della Sera)

Il caso riguardava il coinvolgimento di Greenpeace nelle contestazioni della tribù Sioux di Standing (Secolo d'Italia)

Secondo quanto si legge nella sentenza, la causa della sanzione sarebeb dovuta alle proteste organizzate dall'associazione contro la costruzione, in particolare presentando reclami e "diffamando" l'azienda dietro l'oleodetto, e così, si legge nelle motivazioni, causando danni ai profitti della stessa. (ilmessaggero.it)

Ma di soldi. Dopo decenni di battaglie ambientaliste, la sezione Usa di Greenpeace potrebbe essere arrivata ai titoli di coda e non per mancanza di obiettivi. (la Repubblica)

La lotta continua e non ci faremo intimidire”. Parlando con HuffPost, Simona Abbate di Greenpeace Italia ammette le profonde difficoltà dell'organizzazione, ma allontana i vaticini di morte. (L'HuffPost)