Incendio alla raffineria Api di Falconara: paura e interrogativi dopo il boato

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INTERNO

Un boato improvviso, seguito da fiamme che hanno illuminato il cielo notturno, ha segnato l’ennesimo episodio di tensione alla raffineria Api di Falconara Marittima. Venerdì sera, poco dopo le 22.30, un guasto alle tubazioni dell’impianto di desolforazione del gasolio ha innescato un incendio, costringendo i vigili del fuoco a intervenire con 25 unità provenienti da Ancona, Jesi, Senigallia, Macerata e Fermo. Sebbene le squadre interne della raffineria siano riuscite a domare le fiamme in mezz’ora, l’evento ha riacceso timori e proteste tra i residenti, già abituati a convivere con i rischi di uno stabilimento che, pur essendo un pilastro economico, rappresenta anche una fonte di preoccupazione costante.

Secondo le prime ricostruzioni, la causa del rogo sarebbe da attribuire alla rottura di un tubo d’acciaio, che ha provocato la fuoriuscita di gasolio. L’incidente, avvenuto nella sezione Hds3 dell’impianto, ha portato alla momentanea sospensione delle attività, mentre le indagini per accertare le dinamiche esatte sono ancora in corso. Il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Pierpaolo Patrizietti, ha sottolineato che "le cause dovranno essere verificate", ma ha confermato che l’intervento delle squadre esterne si è limitato a un’azione di supporto, essendo stato l’incendio domato rapidamente dal personale interno.

L’episodio, tuttavia, non è passato inosservato tra i cittadini di Falconara, già esasperati da precedenti incidenti. Barbara Chitarroni, una residente, ha raccontato di aver indossato una mascherina Ffp2 per proteggersi, mentre Gabriella Giunta ha ammesso di aver pensato di lasciare la città: "Ho avuto paura, ho pensato di voler andare via di qui". Le critiche si sono concentrate non solo sull’accaduto, ma anche sulla comunicazione, giudicata insufficiente. "Avvisati solo via social, devono dirci sempre tutto", hanno rimarcato alcuni, evidenziando la necessità di maggiore trasparenza.

Il sindaco Stefania Signorini ha definito quella di venerdì "una notte difficile", ricordando le telefonate immediate al direttore della raffineria, Antonino Sciascia, e al viceprefetto Davide Garra. Dopo l’arrivo allo stabilimento, il confronto con il responsabile delle manutenzioni ha permesso di fare luce sulle prime dinamiche, ma non ha placato le preoccupazioni. "La convivenza con la raffineria è complessa", ha ammesso il primo cittadino, riconoscendo il delicato equilibrio tra sviluppo economico e sicurezza.

L’incendio ha avuto ripercussioni anche sulla viabilità, con la chiusura temporanea di un tratto della Flaminia e l’interruzione del traffico ferroviario sulla linea adriatica per circa un’ora. Un disagio che si è aggiunto alla paura, alimentando ulteriormente il malcontento tra i residenti. I comitati L’Ondaverde e Mal’aria, da tempo in prima linea per chiedere maggiori tutele ambientali, hanno ribadito il loro appello: "È nostro diritto vivere in sicurezza e in un ambiente salubre".